Apprezziamo un cantante solo quando muore

David Bowie, Prince, Mango: ormai siamo ridotti ad aspettare la morte di un cantante per accostarci alla sua musica. Vediamo l’epitaffio su Facebook, ci colleghiamo a Spotify e spostiamo la discografica completa su “la mia musica”.

Dopo due giorni, siamo già tornati alle ballate melense e stomachevoli di Cremonini e Jovanotti. Mala tempora currunt! E questo vale anche per gli scrittori (penso al boom di vendite di Marquez dopo la sua dipartita), i giocatori di hockey, i ritrattisti.

Non possiamo nemmeno più augurarci la morte di qualcuno che ci sta sui coglioni: rischiamo di ritrovarcelo dappertutto!